14 luglio 2016

Raphael Peres Nice Place Massena

Un evento traumatico è tale perché in un tempo breve qualcosa di drammatico si produce e non siamo in grado di “digerirlo”, così come nei sogni traumatici continuiamo a rivedere un episodio senza mai andare né avanti né indietro.

Una definizione clinica condivisibile dice che:

Possiamo definire traumatico un evento che una persona ha vissuto, cui ha assistito o si è confrontata e che ha implicato morte, rischio di morte, gravi lesioni o una minaccia all’integrità fisica propria o altrui. Non solo, la reazione della persona a tale evento ha comportato grande paura, orrore ed un sentimento di impotenza.

L’attentato di Nizza del 14 luglio 2016 è stato un grave e collettivo evento traumatico non solo per le migliaia di persone in città ma per chi seguiva sui media le drammatiche notizie. I primi mesi dopo l’attentato un’atmosfera cupa avvolgeva Nizza, sulla Promenade si vedevano poche persone frettolose, l’impressione era che la città non si sarebbe potuta risollevare da una tragedia di tali proporzioni. E’ triste ricordare i numeri: 86 morti, di cui 6 italiani, 200 feriti di cui 50 gravi dopo che un camion aveva percorso ben un chilometro e mezzo sulla Promenade des Anglais, a zig-zag tra la folla per investire il maggior numero di persone.
Che vissuto hanno espresso i cittadini di Nizza: sgomento, lutto e paura.
Sgomento perché mai ci saremmo immaginati un tale evento qui a Nizza, città da sempre associata al mare, al divertimento, alle vacanze.
Lutto, per le troppe famiglie colpite, bambini, giovani e persone di ogni parte del mondo, colpevoli solo di essere in quel tratto di marciapiede con lo sguardo ancora volto al mare dopo avere ammirato i fuochi d’artificio del 14 luglio.
Paura, la maggior parte delle persone non se la sentiva nemmeno più di camminare sulla Promenade, violentata dagli accadimenti di luglio. Paura dei luoghi affollati per il timore di nuove azioni terroristiche. Paura palpabile nei discorsi delle persone, nella difficoltà di organizzare raduni, nello stato di allarme per ogni sirena o ambulanza in giro. A triste conferma della paura ci sono stati diversi episodi in cui per rumori improvvisi, che nulla avevano a che fare con attentati, in luoghi aperti come bar o ristoranti, la folla era scappata in preda al panico con molti feriti e contusi. Ultimo episodio martedì sera in Cours Saleya, folla impazzita per il rumore di un petardo ed una trentina di feriti.
Un altro sentimento però covava sotto la cenere: la rabbia. Tanta rabbia per come un solo uomo avesse potuto fare una tale carneficina e per il dispositivo di sicurezza palesemente insufficiente. Ricordiamo tutti le polemiche tra la Polizia di Nizza ed il Ministro dell’Interno.
Rabbia che molti volgevano soprattutto contro il mondo islamico, senza ricordare quanti cittadini di origine araba avevano perso la vita quel giorno.
Gli abitanti di Nizza per oltre un anno sono rimasti incapaci di reagire, feriti, spaventati e senza energie vitali. Questo perché solo il tempo ci permette di elaborare un evento traumatico profondo.
Poi, poco a poco, qualche guizzo vitale ha fatto capolino, la Mairie ha tentato in ogni modo di proporre iniziative sportive e culturali talvolta “leggere” e divertenti per scuotere la città. Molte Associazioni del territorio hanno contribuito a creare eventi per la cittadinanza ed il ricordo di quel tragico giorno si è affievolito.
Anche se, l’episodio di martedì sera lo conferma, la paura di altri attentati è sempre viva e basta poco perché “la folla” torni ad essere in preda al panico e si comporti di conseguenza.
Ad oggi possiamo dire che il peggio è passato, Nizza ha ripreso in gran parte il suo ritmo di città di vacanze, piena di turisti di ogni parte del mondo. Si vuole dimenticare quel 14 luglio, la vita (l’Eros freudiano) vuole a tutti i costi prevalere sulla paura e la morte (Thanatos).


Crediti immagine: ©Rapahel Perez

La Redazione
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