L’amore che incatena

Se in una coppia uno dei partner dipende affettivamente dall’altro si può parlare di amore che incatena

Photo: State of mind

Intendiamoci, la dipendenza affettiva di un soggetto rispetto all’altro in una coppia è fisiologica, magari varia a seconda dei momenti e delle circostanze esterne, pur sempre all’interno di una sana dialettica.

Nel momento in cui la dipendenza acquista forme eccessive e che potremmo definire “tossiche” allora il quadro di riferimento cambia del tutto e si deve parlare di amore che incatena.

L’amore che incatena è pericoloso e fonte di sofferenza come ogni altra dipendenza che ormai ben conosciamo: alcol, droghe, sesso, videogiochi…

Molto spesso tale dipendenza affettiva è lamentata da donne nei confronti dei propri uomini, ma va detto che si riscontra sempre più anche l’opposto.

Qual’è il meccanismo che permette l’instaurarsi ed il mantenersi della dipendenza e si oppone a riportare la relazione di coppia in una simmetria affettiva sana e propositiva?

Partiamo da un punto importante. Per vivere bene in coppia occorre essere dapprima innamorati di sé stessi, essere capaci di camminare con le proprie gambe e riuscire a stare soli con sé stessi.

Ciò non è per niente facile e scontato, presuppone avere sperimentato nella propria crescita affettiva ed emotiva la capacità di contare su di sé, credere in ciò che si sente e percepisce. Soprattutto avere percepito l’amore delle figure adulte che ci hanno accudito e cresciuto.

Aggiungerei anche la possibilità di sperimentare frustrazioni e sofferenze pur con la certezza di avere qualcuno in grado di accogliere le nostre fragilità e darci quindi conforto.

In qualche modo considerare la solitudine come un passaggio della vita e non la fine di tutto, un momento che ci costringe a crescere senza bisogno di cercare disperato aiuto in altri. Altrimenti si tratta di una fobia legata allo stare da soli, all’impossibilità di darsi aiuto e sentirsi abbandonati.

Con un tale vissuto psicologico è sin troppo facile cercare un partner che ci dia sicurezza e protezione, al punto di “mettersi” nelle sue mani e dipendere emotivamente da ciò che lui sente e desidera.

Di fatto incatenare noi stessi all’altro sino a scomparire come persona.

L’amore che incatena è difficile da trattare perché il “mostro” non è il partner da cui dipendiamo (magari lo è anche), ma il nostro bisogno di dipendere come unica possibilità di vivere in coppia.

Troppo spesso ascoltiamo canzoni, leggiamo libri e vediamo film in cui l’amore è sofferto, sacrificale, in cui uno dei due partner sembra scomparire rispetto all’altro. Ebbene questo non è amore. Dove vi è sottomissione e sacrificio per l’altro, se non nei termini sani del reciproco impegno e desiderio, allora è una relazione malata e la dipendenza prende il posto dell’amore.

Mi viene alla mente l’antico Comandamento: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Infatti, com’è possibile amare qualcuno se non siamo in grado e capaci di amare e rispettare anche noi stessi…? Dovremo parlare di dipendenza che è ben lontana dall’amore.

Massimo Felici
Massimo Felici

Di formazione Psicologo e Psicoterapeuta ho lavorato per molti anni a Milano sia nel mio studio privato che presso Comunità per adolescenti ed Associazioni Onlus milanesi. Sin dall’inizio della mia professione mi sono interessato alle tecniche corporee come il Training Autogeno ed alla bioenergetica, intese come integrazione alla psicoterapia “tramite la parola”.
e-mail: massimofelici52@gmail.com

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