Alla scoperta delle antiche origini dell’Ipnosi

Alla scoperta delle antiche origini delle Ipnosi Session of Hypnosis Richard Berg

Cos’è l’ipnosi e quali sono le sue origini? Ipnosi è una parola di derivazione greca che vuol dire sonno. Tracce di una metodica per indurre l’ipnosi sono state trovate addirittura presso gli Egizi: una lampada ad olio veniva fatta dondolare davanti alla persona per indurla al “sonno” con lo scopo di guarirla da alcune malattie.

Nella notte dei tempi l’ipnosi veniva utilizzata sia per scopi medici che per motivi religiosi. In molte culture antiche sacerdoti e medici praticavano tecniche riconducibili all’ipnosi e gli sciamani, in particolare, inducevano la trance per entrare in contatto con gli spiriti e gli antenati di una persona.

Tracce di tecniche simili sono state rinvenute in Guinea, presso i primitivi australiani, in Iran ed India, per non parlare di Maya, Aztechi ed Incas. Nella pompeiana Villa di Sileno un affresco mostra che per ipnotizzare qualcuno lo si faceva fissare a lungo una maschera che raffigurava Sileno stesso, riflesso in una coppa illuminata, il che portava a fenomeni ipnotici.

L’ipnosi nella medicina e nella psicoanalisi

Purtroppo per secoli l’ipnosi è stata appannaggio di ciarlatani e guaritori che imbrogliavano le persone con “effetti spettacolari” e solo per fare soldi. Dobbiamo arrivare alla fine del 1700 quando il medico Franz-Anton Mesmer studiò i fenomeni ipnotici e la trance ipnotica, per tentare di togliere questa pratica dalle mani di personaggi di pochi scrupoli.
Successivamente molti medici come Braid, Liebéault e Bernheim studiarono “scientificamente” l’ipnosi che applicavano in campo medico soprattutto come anestesia.
All’Ospedale parigino della Salpêtrière il grande neurologo Charcot presentava le pazienti isteriche di fronte ad un folto pubblico di colleghi. Tra loro c’era anche Freud che partecipò a tali incontri clinici avvicinandosi alla pratica dell’ipnosi per curare le giovani pazienti che soffrivano di nevrosi isterica.
Sappiamo poi che Freud abbandonò l’ipnosi a favore del metodo delle “libere associazioni” da lui studiato, però l’uso del lettino per la psicoanalisi deriva direttamente dalla pratica dell’ipnosi, in cui il medico si poneva dietro il paziente disteso, per ipnotizzarlo.
Poi, per alcuni decenni l’ipnosi fu quasi dimenticata, sino a quando lo psichiatra americano Milton Erickson riprese le ricerche sulla trance e studiò una particolare metodica conosciuta come ipnosi ericksoniana, che permette di raggiungere le emozioni inconsce del paziente a scopo di conoscenza e cura di molti disturbi psicologici.
Erickson fondò la Società Americana di Ipnosi, dando statuto scientifico e medico a tale pratica anche per evitare usi ed abusi da parte di persone non preparate e per scopi non certo etici.
In Italia negli anni sessanta venne fondata a Milano l’AMISI, Associazione Medica Italiana Studio dell’Ipnosi da parte di un gruppo di medici tra cui Guantieri, Mosconi e Granone, autore del fondamentale trattato di ipnosi. L’AMISI, presso cui ho studiato Ipnosi Clinica e Training Autogeno, ha formato negli anni molti medici e psicologi all’utilizzo di tali tecniche.

L’ipnosi ai giorni nostri

Ad oggi l’ipnosi è utilizzata sempre più da medici e psicoterapeuti in ambito clinico per affrontare e curare sofferenze psicologiche come ansia, fobie, ossessioni e disturbi alimentari senza dimenticare l’importante utilizzo come tecnica di anestesia non farmacologica, come nel parto. In effetti siamo abituati a considerare l’ipnosi come un “sonno” indotto da un terapeuta verso il suo paziente, al fine di conoscere e curare la persona sofferente psicologicamente.
Potremmo dire una “labilizzazione” (riduzione) del campo percettivo esterno per cui la persona ipnotizzata è in forte contatto di parola ed emotivo con il terapeuta.
Ciò allo scopo di sondare aspetti emozionali più o meno consapevoli del paziente per donare beneficio.
In stati di ipnosi il paziente non è “nelle mani dell’ipnotizzatore”, niente di più falso! Il legame tra i due serve a meglio comprendere una sofferenza e dare parola al soggetto per cercare di affrontare l’ansia o la paura che ha, per vivere meglio.

Massimo Felici
Massimo Felici

Di formazione Psicologo e Psicoterapeuta ho lavorato per molti anni a Milano sia nel mio studio privato che presso Comunità per adolescenti ed Associazioni Onlus milanesi. Sin dall’inizio della mia professione mi sono interessato alle tecniche corporee come il Training Autogeno ed alla bioenergetica, intese come integrazione alla psicoterapia “tramite la parola”.
e-mail: massimofelici52@gmail.com

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