Bilinguismo precoce: sì o no?

Bilinguismo precoce si o no

Nelson Mandela diceva: “Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore”.

Oltre la metà della popolazione mondiale parla normalmente più di una lingua. Attualmente, il monolinguismo non rappresenta più la condizione di ordinaria normalità all’interno della famiglia, della scuola e della società stessa.
A causa della globalizzazione, della mobilità, oggi non basta più parlare una sola lingua. Già i bambini all’asilo cominciano ad imparare un’altra lingua. Più precoce è l’esposizione alle due lingue, tanto più facile e completa è l’acquisizione. Durante l’infanzia, il cervello è dotato di una plasticità assoluta che diminuisce con la crescita; dopo questo periodo il cervello è sempre meno duttile e, con l’inizio dell’adolescenza, l’acquisizione di una seconda lingua diviene gradualmente più difficile. Durante i primi anni di vita le strutture del cervello di un bambino sono talmente flessibili che egli può apprendere con la stessa facilità due o più lingue.

Il bilinguismo precoce (acquisizione del secondo idioma nella fascia di età tra i 3-4 anni) è spesso oggetto di pregiudizi e falsi miti, frutto di una mancanza di informazione.

– Imparando simultaneamente due lingue, c’è il rischio che il bambino le apprenda male: molti genitori hanno il timore che il bambino, acquisendo due lingue, le apprenda entrambe male. Le ricerche hanno però dimostrato che più si tende ad allenare il cervello e più questo si sviluppa. L’acquisizione di più lingue non ostacola lo sviluppo di nessuna di queste. Tutti i bambini sono in grado di acquisire più lingue senza grandi difficoltà.

– I bambini che acquisiscono più lingue presentano un ritardo del linguaggio: può capitare che i bambini bilingui, così come quelli monolingui, presentino un ritardo nel linguaggio (es. dislessia). Questo avviene perché, per il bambino che sta acquisendo due lingue, la fase in cui ascolta e sta immagazzinando ma non produce si potrebbe prolungare. Ciò nonostante, non tutti i bambini bilingui ritardano a parlare, anzi alcuni raggiungono tappe del linguaggio più precocemente dei monolingui. Il fatto che un bambino bilingue possa presentare un disturbo del linguaggio, non implica che tutti i bilingui presentino lo stesso ritardo linguistico e, tanto meno, che la causa sia il bilinguismo stesso.

– Il bilinguismo causa ritardi nello sviluppo cognitivo del bambino: in passato si riteneva che avendo due repertori linguistici diversi il cervello del bambino fosse più lento a recepire e ad assimilare le informazioni. Ciò nonostante alcune ricerche recenti hanno dimostrato il contrario: in certi compiti i bambini bilingui raggiungono risultati migliori a livello cognitivo rispetto ai monolingui coetanei.

– Il bilinguismo danneggia il cervello: in passato si sospettava che l’acquisizione di più lingue potesse compromettere vari aspetti dello sviluppo e causare l’abbassamento del quoziente intellettivo. A sfatare questo pregiudizio, varie ricerche hanno dimostrato che parlare più lingue aumenta la capacità di apprendimento e la velocità di comprensione; favorisce il sistema nervoso e quindi l’attività del cervello; affina l’udito e l’attenzione; e può arrivare a ritardare, se non a scongiurare, malattie come il morbo di Alzheimer e la demenza senile.

– Acquisire due lingue durante l’infanzia rischia di sopraffare e confondere il bambino: recenti studi sull’impatto di due lingue nel bambino hanno sottolineato la capacità del cervello umano di acquisire più lingue, così come l’abilità del bambino di separare ogni lingua e di interpretare i segnali nel contesto per distinguere quale lingua sia la più appropriata in quella situazione comunicativa. Il bambino impara come si deve comportare in compagnia di altre persone (socializzazione iniziale); infatti, il bilingue saprà comportarsi, per esempio, “da francese” con i francesi e “da italiano” con gli italiani. Il bambino che cresce con più lingue e in contatto con le varie comunità linguistiche corrispondenti scopre presto che le visioni del mondo sono tutte relative e ha una consapevolezza delle differenze culturali che il monolingue non necessariamente possiede.

Una delle principali paure dei genitori è che il bambino si senta diviso tra due o più culture e che non riconosca la sua appartenenza culturale. In realtà, tutti coloro che vivono in contatto con più culture passano attraverso un processo di adattamento. I bambini hanno accesso alle pratiche culturali della loro società, oltre che a quelle dei genitori, e si costruiscono un’identità culturale diversa sia da quella dei genitori, sia da quella della società in cui crescono, essendo questa il prodotto di un “bricolage” delle due culture. Allo stesso modo, in una famiglia in cui padre e madre hanno origini linguistiche e culturali diverse, il bambino non sarà un rappresentante tipico della cultura paterna o materna, ma la sua cultura sarà una composizione particolare di entrambe.

Falsi miti e pregiudizi sono tuttora molti comuni, per cui risulta essenziale che insegnanti, pediatri, psicologi e logopedisti li smentiscano fornendo alle famiglie risposte ai loro dubbi e informazioni scientifiche a favore del bilinguismo.
La conoscenza delle lingue straniere permette l’interazione sociale, promuove la creatività, rompe gli stereotipi culturali, serve a trovare punti d’incontro. Tutti abbiamo bisogno di interagire con gli altri, di essere capiti e di capire. Parlare più lingue accresce la nostra apertura mentale, aiutandoci a sentirci più connessi con le altre culture e con il mondo. Chissà, il bilinguismo potrebbe anche favorire la pace e l’armonia a livello globale, qualcosa per cui vale davvero la pena impegnarsi.

Photo by Charlein Gracia
Maria Moraru
Maria Moraru

Laureata in Psicologia all’Università di Pavia (2009), la mia esperienza professionale è centrata sul bambino e sulle problematiche dell’età evolutiva. Ho avuto modo di lavorare con diversi tipi di handicap (soprattutto legati all’autismo), ma anche effettuare interventi socioeducativi, counseling genitoriale, accompagnamento personalizzato in caso di difficoltà di apprendimento. Nel 2014 mi sono trasferita a Nizza, dove sono nati i miei due bambini (1 anno e 3 anni).
Iscritta nel Répertoire des professionnels ADELI Alpes-Maritimes.
e-mail: maria_moraru@libero.it

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