Come affrontare il burnout lavorativo

Correva l’anno 1990 e Gianni Del Rio pubblicava uno dei primi libri sul burnout lavorativo: “Stress e lavoro nei servizi. Sintomi, cause e rimedi del burnout”.

Allora si parlava poco di burnout lavorativo, questo fenomeno molto serio per cui una persona generalmente dedita ad un lavoro difficile e di relazione con altri, si “bruciava”. Lo stress che percepiva in relazione al lavoro era eccessivo, faceva molti errori, reagiva male con i colleghi, si assentava spesso e sembrava passivo ed apatico. Il fenomeno poi si accentuava con il passare del tempo, sino a vere e proprie crisi emotive in ambito lavorativo.

Inizialmente si era studiato il burnout lavorativo nel personale delle cosiddette relazioni di aiuto, medici, infermieri, assistenti sociali, insegnanti, vigili del fuoco, polizia e via così. 

Ciò teneva conto di una grande verità: si “brucia” di più una persona che mette molto cuore e passione nel proprio lavoro, si dedica agli altri e quindi può rimanere assai frustrato e deluso. Ora sappiamo che il burnout può colpire ogni persona ed in qualunque ambito di lavoro sia privato che pubblico.

E’ ormai assodato che ogni persona può andare incontro al burnout quando i ritmi di lavoro, la pressione dei superiori, il contesto competitivo e la poca gratificazione personale raggiungono livelli elevati. 

Assolutamente da non confondere il burnout con la grande fatica e la stanchezza. Se sono spossato con una buona dormita mi riprendo, il burnout nemmeno ci fa dormire.

Come uscirne?

Abbiamo visto che l’eccessivo investimento sul lavoro e la conseguente frustrazione, spesso inevitabile al di là della capacità e preparazione della persona, può sostenere il burnout. Ci possiamo proteggere però assumendo una posizione di sano egoismo. “Bruciarsi” per il lavoro non vale mai la pena, va bene il senso del dovere e la correttezza ma sacrificarsi è altra cosa.

Investire troppo sul lavoro o esserne totalmente dipendenti è come giocare tutto su un numero della roulette: se esce saremo milionari, se non esce saremo disperati.

Così pure lavorare solo per lo stipendio a fine mese di sicuro porterà a livelli di frustrazione eccessiva, pur consapevoli che oggi occorre spesso tenersi ben stretto il lavoro.

Quando il lavoro è faticoso, soprattutto alla luce dei ritmi che sovente sono imposti, un qualche piacere ed una sana motivazione va trovata, per noi stessi, non per il lavoro.

A conferma dell’importanza della motivazione personale come elemento anti-burnout ricordiamo che il volontariato (sociale o meno) ha tassi molto bassi di burnout perchè la persona non riceve uno stipendio, fa qualcosa in cui crede e se non riesce può prendere una qualche distanza psicologica dall’attività svolta.

Che fare? Si può agire molto sul tempo extra-lavoro: avere occasioni di socialità con più persone, frequentare amici e conoscenti, divertirsi e sorridere, unica medicina contro lo stress moderno.

Il burnout lavorativo ci spinge all’isolamento ed a rinchiuderci nella tristezza. Dobbiamo invece sapere che soltanto se staremo con persone care ed amici, nel recupero di una sana socialità, potremo davvero sconfiggere questa sofferenza. Cerchiamo di recuperare i nostri interessi e diamo spazio alle nostre passioni. Una signora costretta casa per burnout lavorativo mi diceva che si era decisa ad adottare un gatto. Ci pensava da anni ma non trovava il coraggio, ora finalmente si era decisa. Ecco questa potrebbe essere una risposta creativa. Quanti cani e gatti abbandonati sono in cerca di una casa in cui stare per ricompensare l’umano con la loro gioia e simpatia…

Massimo Felici
Massimo Felici

Di formazione Psicologo e Psicoterapeuta ho lavorato per molti anni a Milano sia nel mio studio privato che presso Comunità per adolescenti ed Associazioni Onlus milanesi. Sin dall’inizio della mia professione mi sono interessato alle tecniche corporee come il Training Autogeno ed alla bioenergetica, intese come integrazione alla psicoterapia “tramite la parola”.
e-mail: massimofelici52@gmail.com

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