Figli: quando i genitori si separano

Photo: La Repubblica

Per l’adulto la decisione di separarsi è sempre accompagnata da periodi di intensa riflessione e da una costellazione molto varia di forti emozioni. Lo spettro emozionale varia dall’ansia, alla paura, all’irritabilità, al senso di colpa fino a portare spesso ad un’aumentata soglia di aggressività, –a volte anche agita- intense preoccupazioni ed insonnia. Nella maggior parte dei casi la decisione diventa ancor più “difficile da sopportare”, perché porta dentro di sé la rottura della vita familiare che i figli avevano vissuto fino a quel momento.

La separazione è un evento traumatico per tutta la famiglia, ma non è la separazione in sé, ci dicono la letteratura in merito e le statistiche, ad essere predittiva di conseguenze negative sui figli, ma come viene vissuta dai genitori. (D. Francescato “Figli sereni di amori smarriti”)

E’ drammaticamente sbagliato svalutarsi reciprocamente agli occhi dei figli e richiedere alleanze esclusive ai figli.

Molto spesso è difficile per i genitori distinguere la coppia genitoriale da quella affettiva e rancori, rabbie e risentimenti, non adeguatamente contenuti ed elaborati, invadono la relazione con i figli: detti e non detti, battute, litigi, occhiate, tutto è colto dai bambini che si trovano immersi in un conflitto per loro inaccettabile e per il quale non hanno strumenti risolutivi se lasciati soli. Chiedere l’aiuto del mediatore familiare è quasi d’obbligo per riportare, attraverso una comunicazione funzionale, il focus sui bisogni ed interessi dei figli. Il professionista aiuta a gestire il conflitto della coppia e aiuta i bambini ad esprimere i loro pensieri e vissuti interni per ridurre in termini quantitativi e qualitativi le possibili conseguenze.

La separazione è di per sé una “rottura”, anche negli schemi di vita familiare.

Questo comporterà inevitabilmente una rinegoziazione degli spazi e dei tempi da condividere con i figli. Più i figli sono piccoli, meno saranno in grado di comprendere spiegazioni e ragionamenti complessi e più avranno bisogno di vedere “nel concreto” che le loro abitudini non verranno completamente stravolte. Questo è per loro una fonte di grande rassicurazione. E’ opportuno dunque cercare di mantenere il più possibile una stabilità in alcune consuetudini su cui il bambino ha sempre potuto contare, perché questo di riflesso lo porterà a comprendere “Nel concreto” che la sua vita è cambiata, ma non è stravolta e che può sempre contare sui suoi genitori.

Analogamente, fare in modo che i propri figli possano contare costantemente sulle figure familiari importanti che hanno caratterizzato la loro infanzia (nonni, zii, ect.), crea nei piccoli un senso di stabilità e continuità.

Un altro aspetto importante che riguarda i figli più piccoli è legato al senso di colpa. La visione del mondo “egocentrica” che caratterizza i bambini nei primi anni di vita li porta spesso a pensare che la mamma e il papà si sono separati a causa di qualche loro comportamento o errore. Questa purtroppo è un’evenienza abbastanza frequente, proprio perché tipica del modello di pensiero infantile. Quando i genitori comunicano la decisione di separarsi ai propri figli, possono dunque rassicurare da subito i bambini del fatto che questa decisione è indipendente sia da quello che i piccoli hanno fatto, sia da quello che potranno fare. E’ cioè solo una decisione “da grandi”. Questo chiarimento sgrava immediatamente i bambini sia dal senso di colpa, sia dal senso di onnipotenza di poter fare qualcosa per far cambiare le cose.

Un ulteriore aspetto molto importante è la coerenza dei genitori tra le loro parole e i loro atteggiamenti. Questo modello educativo, valido non solo nei casi di separazione ma in generale nel rapporto con i figli, crea un senso di stabilità e serenità, che fa comprendere ai figli che attraversare una fase critica è possibile, perché guidati da genitori responsabili, su cui si nutre fiducia e speranza.

Dice Fulvio Scaparro, psicoterapeuta e docente all’Università degli Studi di Milano:

“Quando il matrimonio, o la relazione finisce deve restare valido l’impegno di mamma e papà nel crescere e proteggere insieme i propri figli”.

Assunto verissimo, ma molto spesso una coppia che si scioglie porta con sé un insieme di emozioni, comportamenti e vissuti che travolge la coppia stessa e i figli diventano spettatori passivi di un contesto di sofferenza.
Precisa la dr.ssa Petrini, -consulente pedagogica e formatrice presso il Centro pedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (diretto dal prof. Daniele Novara)- che nelle separazioni è la coppia coniugale a venir meno mentre va salvata la coppia genitoriale per tutelare la “coesione educativa”, che tra genitori separati, diviene ancora più importante e presenta molte criticità. E’ una grande responsabilità di cui si fanno carico ma sono gli unici che possono farvi fronte. Risulta quindi che l’obiettivo dei genitori che si stanno separando è paradossalmente la ricerca di un’unione ancora più forte su un piano diverso da quello coniugale.

Se i coniugi non riescono da soli a gestire la situazione conflittuale in atto è necessario che chiedano aiuto, in questo senso la mediazione familiare è una risposta elettiva a uno stato di sofferenza oltre che un’opportunità per la coppia che si separa perché anche i genitori si sentono spesso confusi, tristi, rabbiosi, impauriti di fronte all’evento separativo. Chiedere aiuto non deve essere visto come segno di debolezza o incapacità, ma come un gesto di responsabilità nel prendersi cura di se stessi e dei propri figli attraverso l’aiuto di un esperto.

Se la famiglia come era vissuta prima si è rotta, rimarrà comunque per sempre una famiglia diversa, separata, e i genitori resteranno per sempre protagonisti della vita, degli accadimenti, delle scelte e del prendersi cura dei propri figli perché dai figli “non si divorzia”.

Zaira Galli
Zaira Galli

Laureata in pedagogia con indirizzo psicologico. Esperta in problemi psicoeducativi legati a separazione e divorzio e in sostegno alla genitorialità. Mediatrice familiare qualificata e docente di mediazione familiare. Socio dell’Associazione Italiana Mediatori Familiari A.I.Me.F e Vicepresidente fino al 2008. Attualmente membro della Commissione Accreditamento corsi di formazione in mediazione familiare – CAF e della Commissione esami nazionali per gli aspiranti soci. Supervisore professionale A.I.Me.F. Vice-consigliere regionale della Lombardia.

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