Come la pallavolo è una palestra di vita « reale »

In un’epoca i cui i nostri figli sono sempre piu’ ingabbiati nel virtuale lo sport diventa un’alternativa : una palestra di vita reale. Tuttavia quale sport scegliere e perché orientarsi su uno sport di squadra ?

Pallavolo
Luna Carocci (al centro) con le compagne di squadra. Photo by Jean-Pierre Kieffer

Ce lo spiega Luna Carocci, classe 1988, italiana ed ora in Francia al RC Cannes con il ruolo di libero.  

 Come è iniziata la tua avventura con la pallavolo ?

Ho cominciato lo sport molto presto, con il nuoto e la danza, a 8 anni ho iniziato la pallavolo e mi piaceva l’idea di essere in un gruppo.

Quanto lo sport favorisce lo spirito di gruppo, il rispetto di ruoli e regole ?

Tantissimo e ti accorgi anche della differenza di età in squadra. Le ragazze giovani, che non capiscono che ruolo ricoprono, commettono errori di comportamento. E’ uno sport che ti insegna a collaborare, a sapere che a volte devi sacrificare te stesso per giocare bene con gli altri. Questo non te lo insegna nessuno ma lo impari con il tempo, giocando in squadra. L’individualista puo’ farti vincere una partita, ma non il Campionato. In una squadra collabori e vivi con gli altri e se non lo fai qualcosa si rompe…è la forza del gruppo che ti fa vincere.

La pallavolo è un gioco tattico che implica riflessi e concentrazione : sono doti o capacità che si possono acquisire ?

La capacità di concentrazione si puo’ allenare con la costanza, ma puo’ essere anche una dote. Avevo molta concentrazione ma non un grande talento del gesto tecnico. Solo costanza, disciplina e attenzione mi hanno permesso di progredire. Lo sport impone anche una vita molto regolare a livello di alimentazione e riposo: non si puo’ arrivare stanchi all’allenamento. Tanto piu’ quando si lavora 6 ore sul campo con un livello di attenzione altissimo. 

Credi che la pallavolo ti abbia aiutato a scuola, in famiglia, nella vita di tutti i giorni ?

In famiglia lo sport ti insegna il ruolo

Sono uscita di casa a 16 anni per andare a giocare con la Nazionale Italiana in B1, in collegiale permanente al Club Italia. A 18 anni ero già una professionista. Ho passato la mia adolescenza fuori casa e a volte mamma mi trattava come una bambina. Tuttavia, avendo avuto un confronto giovanissima con altre ragazze, ho capito che mancavano dei passaggi nella mia famiglia e mi sono adeguata. 

Anche a scuola avevo imparato organizzazione e priorità.

Da piccola mia nonna mi portava in palestra solo se finivo i compiti. Quindi ero veloce e bravissima, perché volevo andare a giocare. Ho raggiunto una capacità organizzativa che un ragazzo della mia età non possiede. Sapevo utilizzare e razionalizzare il tempo a mia disposizione.  E poi lo sport ti fa vivere emozioni uniche : ti alleni in orari assurdi, giochi in giorni di festa ma l’ emozioni di vivere con il gruppo e vincere una partita non hanno parI .

Lo sport ti insegna a dare delle priorità. 

Non mi interessava uscire con le amiche perché avevo la squadra che mi appagava. Sono cresciuta in un ambiente in cui ho avuto piu’ di una sorella, piu’ di una famiglia e ho creato legami che avrei fatto fatica a instaurare. Lo sport ti insegna ad accettare i pregi e difetti di una persona e difficilmente ti sbagli. Sul campo impari a conoscere la vera natura delle persone che, nei momenti di difficoltà, si rivelano per come sono veramente.

In un epoca dove i ragazzi sono sempre piu’ ingabbiati nei « social » pensi che lo sport di gruppo sia quasi una necessità ?

Il sorriso di una ragazzo soddisfatto dallo sport non è lo stesso di quello che ha appena vinto una partita in un video game. Trovo che gli occhi e i sorrisi dei ragazzi, oggi, siano spenti. 

Pallavolo Carocci
Photo by Jean-Pierre Kieffer

Lo sport ti impone di vivere la realtà e di staccarti dal « virtuale ». E’ molto triste che i ragazzi vivano la vita dietro a uno schermo. Manca il contatto vero con gli altri. Per esempio nella pallavolo ci abbracciamo sempre in partita, anche quando una sbaglia. Impari che nell’errore hai bisogno del conforto e non della critica.

Lo sport ti insegna a imparare dagli errori.

Julio Velasco, il piu’ grande allenatore di tutti i tempi, diceva che non importa chi commette l’errore, l’azione è finita e si pensa alla successiva. Dall’errore si puo’ sempre capire come migliorare. Il pensiero di Velasco espime bene la filosofia dello sport che ti porta a superare te stesso, anche nella vita di tutti i giorni. E’ cosi’ che impari a prendere la responsabilità delle tue azioni e smetti di criticare gli altri. 

Cosa consigli a un giovane che si vuole avvicinare alla pallavolo ?

Deve scegliere uno sport che lo diverta. Tuttavia bisogna capire che anche il divertimento implica un impegno e il rispetto delle regole. Da piccoli si segue l’allenatore come se fosse un genitore, ma le persone che hai intorno vanno rispettate e bisogna imparare a divertirsi insieme agli altri.

Un consiglio  per i genitori che devono scegliere quale sport far praticare ai loro figli…

Consiglio di scegliere lo sport che il bambino ama e non pensare che debba diventare un Campione. La pallavolo è davvero ottima per imparare a vivere con gli altri : è uno sport che implica una vicinanza fisica e ti obbliga a collaborare. Quando la palla cade tra due persone ti devi per forza mettere d’accordo e non hai tempo di fare polemiche. In un momento di tensione in cui hai la responsabilità è importante. Quando ero bambina non sapevo che sarei diventata professionista e mi divertivo a giocare.

Il bambino non deve diventare un campione, si deve divertire e imparare dallo sport come una palestra di vita. Se poi succede qualcosa di piu’… meglio. Sono convinta che se non fossi riuscita nello sport sarei riuscita negli studi in medicina. Ho sviluppato una capacità di concentrazion e organizzazione che mi avrebbero fatto affermare in un altro ambito e fatto cogliere altre opportunità.

Luna Carocci, nata a Lucca il 10 luglio 1988, ha iniziato la sua avventura professionale nel club di Volley Pantera Lucca, nella stagione 2003-2004, evolvendo nel ruolo di « libero ». Ha viaggiato in tutta Italia come pallavolista, con qualche scalo a Azerbaïdjan e in Germania, prima di arrivare al RC di Cannes nel 2018. Ha vinto un Campionato Europeo in Italia, nel 2006, un Campionato tedesco, una Super Coppa italiana e una Super Coppa Tedesca.

Comment le volley ball est un exercice de vie « réel »

A une époque où nos enfants sont souvent embrigadés dans le monde virtuel, le sport est devenu une alternative ; un exercice de vie réel. Mais quel sport choisir et pourquoi s’orienter sur un sport d’équipe ?

Luna Carocci, classe 1988, italienne et maintenant libéro au club de volleyball féminin le RC Cannes, nous l’explique.

Comment a commencé ton aventure dans le volleyball ?

J’ai commencé le sport très tôt, avec la natation et la danse, à 8 ans j’ai commencé le volleyball et j’aimais déjà l’idée d’être dans un groupe.

Ce sport favorise-t-il l’esprit d’équipe, le respect des rôles et des règles ?

Énormément. Il te fait te rendre compte de la différence d’âge en équipe. Les filles jeunes, qui ne comprennent pas le rôle qu’elles endossent, commettent des erreurs de comportement. C’est un sport qui t’enseigne à collaborer, à savoir que, parfois, tu dois faire des sacrifices pour bien jouer avec les autres. Et ça, personne ne te l’enseigne. Mais tu l’apprends avec le temps, en jouant en équipe.

Le volleyball est un jeu tactique qui implique des réflexes et de la concentration : ce sont des dons, ou des capacités que l’on peut acquérir ?

La capacité de concentration peut s’obtenir avec de la persévérance, mais peut aussi être un don. J’avais beaucoup de concentration mais un geste technique moins bon. Seules la persévérance, discipline et l’attention m’ont permis de progresser.

Le sport impose aussi une vie très rigoureuse au niveau de l’alimentation et du repos. On ne peut pas arriver fatiguées à l’entraînement. Encore plus quand tu travailles 6h sur le terrain avec un niveau d’attention très haut.

Penses-tu que le volleyball t’ait aidé à l’école, en famille, ou dans la vie de tous les jours ?

En famille le sport t’enseigne un rôle. Je suis partie de la maison à 16 ans pour aller jouer en Nationale Italienne B1, en sport études au Club Italia. A 18 ans, j’étais déjà une professionnelle. J’ai passé mon adolescence hors de la maison et parfois ma mère me traitait comme une enfant. Cependant, ayant eu un rapport très jeune avec les autres filles, j’ai compris qu’il me manquait des passages avec ma famille alors je me suis adaptée.

A l’école j’ai appris l’organisation et les priorités. Depuis petite, ma grand-mère m’emmenait au sport seulement quand j’avais fini mes devoirs. Donc j’étais rapide et efficace, parce que je voulais aller jouer. J’ai acquis une capacité d’organisation qu’un enfant de mon âge ne possédait pas. Je savais utiliser et rationaliser le temps à ma disposition.

De plus, le sport te fait vivre des émotions uniques : tu t’entraînes à des heures folles, pendant les jours fériés, les jours de fêtes, mais les émotions que tu ressens lorsque tu vis avec un groupe et l’émotion de gagner un match n’ont pas de prix.

Le sport t’enseigne à donner des priorités : ça ne m’intéressait pas de sortir avec mes amies parce que j’avais l’équipe qui me satisfaisait déjà. J’ai grandi dans un environnement où j’ai eu plus d’une sœur, plus d’une famille et où j’ai créé des liens que j’aurais eu du mal à créer normalement. Le sport t’apprend à accepter les mérites et les défauts d’une personne et tu te trompes difficilement. Sur le terrain tu apprends à connaître la vraie personnalité des gens qui, dans les moments de difficulté, se révèlent sous leur vraie nature. 

A une époque où les enfants sont plus souvent aliénés aux réseaux sociaux, tu penses que le sport de groupe soit nécessaire ?

Le sourire d’un enfant satisfait de son sport n’est jamais le même que celui d’un enfant qui gagne une partie de jeu vidéo. Je trouve que les yeux et les sourires des enfants, aujourd’hui, sont éteints. Le sport t’impose de vivre dans la réalité et te détache des réseaux. C’est très triste que les enfants vivent une vie derrière leurs écrans. Il manque le contact avec les autres. Par exemple, dans le volleyball, on se prend dans les bras souvent pendant les matchs, même lorsqu’on se trompe. Tu apprends que dans l’erreur tu as besoin du réconfort et non pas d’une critique.

Le sport t’aide à apprendre de tes erreurs. Julio Velasco, le plus grand entraîneur de tous les temps, disait que, ce n’est pas grave de savoir qui commet une faute, car l’action est finie ; il faut penser à la prochaine. De l’erreur on peut seulement comprendre comment s’améliorer. La pensée de Velasco exprime bien la philosophie du sport qui te porte à te surpasser, même dans la vie de tous les jours. C’est comme ça que tu apprends à prendre la responsabilité de tes actions et à arrêter de critiquer les autres.

Que conseillerais-tu à un jeune qui voudrait commencer le volleyball ?

Il doit choisir le sport qui le divertie. Cependant il faut comprendre que même le divertissement implique de l’implication et du respect des règles. Depuis petit on suit les entraîneurs comme s’ils étaient nos propres parents, mais les personnes que tu as autour doivent être respectées et il faut apprendre à se divertir ensemble.

Un conseil pour les parents qui doivent choisir le sport à faire pratiquer à leurs enfants ?

Je leur conseillerais de choisir le sport que leur enfant aime et de ne pas penser qu’il doive devenir forcément un champion. Le volleyball est vraiment le sport optimal pour vivre avec les autres ; c’est un sport qui implique un rapprochement physique avec les autres et qui t’oblige à collaborer. Quand le ballon tombe entre deux personnes tu dois forcément te mettre d’accord et tu n’as pas le temps de faire polémique. Dans un moment de tension où tu as la responsabilité, c’est important. Quand j’étais enfant je ne pensais pas devenir une professionnelle et je m’amusais à jouer.

L’enfant ne doit pas devenir un champion, il doit s’amuser et apprendre de son sport comme un exercice de vie. Si par la suite il arrivait quelque chose en plus, tant mieux ! Je suis convaincue que si je n’avais pas réussi dans le sport j’aurais réussi dans les études de médecine. J’ai développé une capacité de concentration et une organisation qui m’auraient fait m’affirmer dans un autre milieu et qui m’auraient ouvert d’autres portes.

Luna Carocci, née à Lucca le 10 juillet 1988, a commencé son aventure professionnelle dans le Club de Volleyball Pantera Lucca, durant la saison 2003-2004, évoluant dans le rôle de libéro. Elle a voyagé dans toute l’Italie comme volleyeuse, avec quelques escales à Azerbaïdjan en Allemagne, avant d’arriver au RC Cannes en 2018. Elle a gagné le Championnat européen d’Italie en 2006, un Championnat allemand, une Supercoupe d’Italie et une Supercoupe d’Allemagne.

La Redazione
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