Il genitore e le emozioni negative

Piangi davanti a tuo figlio oppure ti nascondi in bagno? Cosa dobbiamo fare noi, genitori, con le emozioni negative: esprimerle oppure nasconderle?

Photo: Chiara Nardone


Ecco le 2 situazioni:

  1. Sei molto triste e devi allontanarti per piangere. Tuo figlio sente che c’è qualcosa che non va, però non sa di che cosa si tratta.
    I figli sono molto bravi a percepire le emozioni, anche quando cerchiamo di nasconderle.
    Reprimere un’emozione significa “mascherare” l’espressione del viso (magari nascondendo le lacrime) e questo comporta, a livello fisiologico, un aumento della pressione del sangue e
    un’attivazione generalizzata del nostro corpo. Di conseguenza il bambino risente questo stress che lo travolge nella così-detta dissonanza cognitiva: “Se siamo tristi, perché ci comportiamo come se fossimo felici?” Il messaggio che arriva al bambino in questo caso è: “Se ci capita qualcosa di male, non bisogna mai parlarne”.
  2. Sei così triste che non puoi trattenere le lacrime davanti al tuo bambino.
    Esprimere le proprie emozioni negative senza un minimo di controllo non è un comportamento utile per il bambino. Si tratta di manifestazioni di intensità considerevole, che descrivono un conflitto distruttivo:
  • ci offendiamo a vicenda quando litighiamo
  • abbiamo un atteggiamento di ritiro, di assenza mentre l’altro ci sta parlando
  • rinunciamo a cercare alternative, lasciamo perdere
  • mettiamo in atto delle violenze (verbali, psicologiche, fisiche)
  • pensiamo che è sempre la colpa dell’altro. Questi comportamenti, manifestati in presenza del bambino, possono avere conseguenze negative perché denotano conflitti dannosi per la stabilità emotiva di qui il piccolo ha bisogno. In più, il bambino non potrà imparare a verbalizzare i propri sentimenti e crescerà quindi con la convinzione che un conflitto non si può mai risolvere in modo costruttivo.

Esiste, invece, un terzo scenario:

sei molto triste, piangi un po’ e dici al tuo bambino che sei molto stanco perché hai avuto una brutta giornata e che non è assolutamente colpa sua. Gli spieghi che cercherai di riposare, farai qualcosa che ti aiuterà a rilassarti (sentire la musica preferita, fare un bagno profumato, parlare con un amico al telefono) e poi ti sentirai meglio.
In questo caso (che gli scienziati chiamano “il genitore come allenatore emotivo”), le emozioni negative sono vissute come un’opportunità per il bambino di imparare a reagire in modo adeguato alle situazioni difficili.
Quindi, se ti capita di essere triste o frustrato e il tuo bambino è presente, spiegagli che cosa succede con parole che il piccolo può comprendere. Mostragli che molto spesso le discussioni ci aiutano a cambiare di prospettiva e a crescere, così il piccolo potrà sviluppare la tolleranza e l’apertura verso le idee altrui. Spiegagli che, anche se sei triste, non è grave ed è molto normale avere momenti di tristezza. Esprimere in modo equilibrato le proprie emozioni significa assumersi le proprie responsabilità e dimostrare che siamo alla ricerca di una soluzione.

Maria Moraru
Maria Moraru

Laureata in Psicologia all’Università di Pavia (2009), la mia esperienza professionale è centrata sul bambino e sulle problematiche dell’età evolutiva. Ho avuto modo di lavorare con diversi tipi di handicap (soprattutto legati all’autismo), ma anche effettuare interventi socioeducativi, counseling genitoriale, accompagnamento personalizzato in caso di difficoltà di apprendimento. Nel 2014 mi sono trasferita a Nizza, dove sono nati i miei due bambini (1 anno e 3 anni).
Iscritta nel Répertoire des professionnels ADELI Alpes-Maritimes.
e-mail: maria_moraru@libero.it

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