La comunicazione Nonviolenta: di che si tratta?

Photo : Per.Umbria

Essere genitore è allo stesso tempo una gioia immensa e un compito estremamente delicato. Il nostro mondo cambia in continuazione: i bambini di oggi sono sempre più esigenti, mentre gli adulti hanno sempre meno tempo da dedicare ai propri figli. Come possiamo riuscire a costruire un rapporto di qualità tra genitore e figlio? La Comunicazione Nonviolenta ci aiuta a creare un ambiente dove i bisogni di ognuno di noi hanno il loro valore, per renderci la vita reciprocamente più bella.

La Comunicazione Nonviolenta è stata sviluppata dallo psicologo americano Marshall Rosenberg.

Alla base della sua teoria sta il fatto che ogni azione umana ha lo scopo di soddisfare un bisogno. Il fatto di scoprire e condividere i propri bisogni contribuisce a consolidare i rapporti interumani e la cooperazione. I bisogni sono il motore della vita. Bisogna riconoscere e dare valore ai nostri bisogni come a quelli degli altri, assumersi ognuno la responsabilità dei propri bisogni, imparare ad onorare i bisogni di tutti senza vincenti ne perdenti. 

Spesso noi, genitori, pensiamo che il nostro ruolo è quello di istruire, dettare le regole e correggere i figli, mentre loro devono ascoltare ed eseguire. Questa è una dinamica che risulta frustrante da entrambe le parti: il bambino si sente sommerso, incompreso e non accettato, mentre il genitore sperimenta il fallimento del suo tentativo di imporre le sue decisioni.

La parola “devi” toglie la gioia di compiere un’azione e crea opposizione quando viene rivolta al bambino.

La parola “devi” contrasta con uno dei bisogni essenziali dell’essere umano: quello di scegliere in autonomia. Sarebbe meglio capire il senso di un’azione e scegliere di compierla perché ci aiuta a soddisfare dei bisogni importanti. 

Ecco un semplice esempio:

  • “Devo alzarmi tutti i giorni alle 6”: è un obbligo, sono costretto a non poter riposare mai, non ho scelta quindi inizio la mia giornata con una carica negativa.
  • “Preferisco alzarmi alle 6 per poter prendere il caffè in tranquillità prima che i figli si sveglino”: focalizzandomi sui benefici, l’effetto è nettamente migliore.

La stessa cosa vale nel rapporto con i figli. Sicuramente abbiamo già sperimentato che ad un nostro “devi”, il bambino ha la tendenza a rispondere “non voglio”. E questo non per capriccio, ma perché lui stesso è un piccolo essere umano che ha bisogno di scegliere in autonomia. Quando invece gli spieghiamo il senso dell’azione, abbiamo più possibilità che il bambino collabori. Anziché dire: “Devi andare a letto!”, meglio ricordargli che abbiamo bisogno di riposare per essere in forma il giorno seguente. Questo non significa che il piccolo andrà immediatamente a dormire, ma imparerà poco a poco a identificare i benefici di un’azione, i motivi che ci spingono all’azione, il suo senso, la sua finalità.

A lungo termine, lo scopo è quello di arrivare ad intraprendere un’azione perché abbiamo capito il suo valore e i suoi benefici sui nostri bisogni, e non perché sia un obbligo. Un grande salto di qualità nella nostra vita di tutti i giorni.

Maria Moraru
Maria Moraru

Laureata in Psicologia all’Università di Pavia (2009), la mia esperienza professionale è centrata sul bambino e sulle problematiche dell’età evolutiva. Ho avuto modo di lavorare con diversi tipi di handicap (soprattutto legati all’autismo), ma anche effettuare interventi socioeducativi, counseling genitoriale, accompagnamento personalizzato in caso di difficoltà di apprendimento. Nel 2014 mi sono trasferita a Nizza, dove sono nati i miei due bambini (1 anno e 3 anni).
Iscritta nel Répertoire des professionnels ADELI Alpes-Maritimes.
e-mail: maria_moraru@libero.it

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