Le dinamiche emozionali

Foto: lampugnale.it

Ecco un esempio di “dinamiche emozionali”: Marco ha 40 anni e continua a ricordare quel giorno di tanti anni fa, quando a soli 4 anni aveva subito un’umiliazione pubblica, in classe da parte dell’insegnante. Nonostante abbia una carriera avviata, in alcune circostanze riemerge la sua insicurezza, ricorda il suo disegno esibito davanti a tutta la classe come esempio fallimentare «il pasticcio», da non imitare, confrontato senza pietà ai bei disegni dei suoi compagni.

Pensa agli anni trascorsi, alle tante prove superate e si domanda quanto ancora dovrà convivere con quella sensazione d’insicurezza e d’imperfezione che si ripresentano ogniqualvolta si sente sotto giudizio.

«Oggi sto per sostenere un colloquio. Aspiro a diventare direttore aziendale, sono stato scelto insieme ad altri miei due colleghi, dovremo affrontare l’ultima selezione. Ma all’improvviso, dopo aver desiderato tanto quel posto, inizio a sentire un leggero intorpidimento alle gambe, il cuore inizia a battere forte, l’adrenalina entra in circolo come se stessi per iniziare una corsa. In realtà é una prova, l’ennesima prova della vita , che avrei sentito con la stessa intensità con la quale avevo vissuto tanti anni fa quell’eperienza traumatica».

Marco pensava di mettere da parte il passato, tuttavia una traccia indelebile lo accompagna costantemente, e in alcune circostanze il pensiero spiacevole é accompagnato da invadenti sensazioni corporee (le dinamiche emozionali).

Le emozioni possono rappresentare una spinta positiva al cambiamento o al contrario una forza involutiva e distruttiva. Sono definibili secondo la psicologia dinamica come un’insieme di forze interne che influenzano la nostra visione del mondo e il nostro equilibrio psicologico.

All’inizio della vita il neonato prova delle sensazioni di benessere o malessere, col passare degli anni le emozioni diventano sempre piu’ complesse, si evolvono grazie alle nostre esperienze affettive.

Crescono in quantità e in qualità. Crescere per l’uomo significa non solo provare sensazioni piu’ forti come euforia o rabbia, ma soprattutto riuscire a governare i diversi stati d’animo, mantenere la calma, essere pacati, non reagire lasciandosi guidare dall’impulso del momento.

Per costruire delle buone relazioni é fondamentale il controllo del nostro stato interno, la rielaborazione delle esperienze traumatiche del passato. Le incomprensioni nascono spesso a questo livello. Molte volte ad allontanarci dagli altri, non sono i diversi valori e le idee opposte, ma il « sentire » che crea false credenze, malintesi, allontanamenti, separazioni e il mancato raggiungimento dei nostri obiettivi.

Molto spesso le tensioni, sono il frutto di stati d’animo che invadendo la nostra vita , si intrufolano nei nostri pensieri. Nonostante le emozioni abbiano un grande potere sulla nostra esistenza, non dobbiamo esserne succubi ma imparare a riconoscerle e di conseguenza, gestirle. Il benessere dipende in buona parte da quanto abbiamo imparato ad accettarci dando un nome a cio’ che sentiamo, per vivere in armonia con noi stessi e con gli altri. Perché ci sia un’emozione ci dev’essere in un primo momento una percezione di una realtà, di un oggetto, di una situazione.

La percezione di questa conoscenza provoca una reazione istintiva che porta verso un avvicinamento o un allontanamento da cio’ che abbiamo percepito. Utilizziamo un criterio semplice ed immediato di semplificazione della realtà che ci porta a provare piacere o repulsione, le dinamiche emozionali.

La terza fase é quella delle reazioni fisiologiche che a seconda dell’emozione positiva o negativa, genera una serie di cambiamenti fisici, come quando ci sentiamo sereni ed iniziamo a provare una sensazione di calma di rilassatezza e di leggerezza.

Questi cambiamenti fisiologici lasciano una traccia che puo’ essere piu’ o meno conscia di esperienze passate. Cosi’ quando si ripete un’esperienza simile a quella vissuta in precedenza, tenderemo automaticamente ad associare la stessa emozione.
Tuttavia non sempre la persona é cosapevole di quanto l’esperienza passata possa condizionare il presente, del carico che si porta dietro. Delle volte si ha la consapevolezza, ma manca la rielaborazione dell’evento. Il benessere dell’individuo dipende in buona parte da quanto ha imparato ad accettarsi, dando un nome a cio’ che sente, per vivere in armonia con se stesso e con gli altri.

Dunque sarebbe essenziale sin da piccoli ricevere un’educazione che ci permetta di conoscerci e modulare le dinamiche interne del nostro mondo affettivo.

Monica Sestu
Monica Sestu

Sono laureata in psicologia con indirizzo clinico dinamico-relazionale del ciclo di vita. Una formazione che permette di svolgere la mia attività di psicologa con: bambini, adulti e anziani. Ho un’ esperienza diagnostica maturata nel Servizio di Neuropsichiatria infantile, sui diversi tipi di handicap nel bambino, nella somministrazione dei differenti test psicodiagnostici. Mi occupo del trattamento di disturbi specifici dell’apprendimento, del disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività e del rafforzamento delle abilità in età evolutiva. Utilizzo il gioco come strumento conoscitivo e terapeutico, durante i colloqui rivolti ai bambini manifestanti delle problematiche, inerenti le dinamiche familiari.
Mi sono trasferita in Francia a Nizza da cinque anni. Ho trascorso un periodo in EPHAD prendendomi cura di pazienti affetti da diversi tipi di malattie neurodegenerative. Occupandomi dei colloqui con i familiari, diagnosi (sommnistrazione di MMSE e BEC), prevenzione e gestione dei disturbi comportamentali, animazione del pranzo a fini terapeutici, creazione di diversi atelier cognitivi e dell’atelier di pet therapy con un cucciolo di coniglio.
Svolgo attività di sostegno psicologico: problematiche affettive, ansia, supporto alla genitorialità, etc.
Iscritta nel Répertoire des professionnels ADELI Alpes Maritimes.
monicasestu@live.it

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