Mauro Maugliani: artista e ritrattista dell’anima

“Recto- Verso” è la nuova esposizione dell’artista Mauro Maugliani. Protagonista con le sue opere dal 7 gennaio al 22 febbraio al “Centre Cultural Prince Jacques” a Beausoleil.

VirgoMariae - Maugliani
Dettaglio Virgo Mariae – M. Maugliani

Incontro Mauro Maugliani nel suo atelier di “Tondu de l‘Escarène” a Nizza, prima di entrare lo osservo dalla vetrata, è di spalle e sta lavorando ad un ritratto di bambina, uno dei suoi soggetti preferiti.

Mi ricordo che è la stessa posizione di quando l’ho conosciuto al Museo Massena, durante la notte dei musei. In quell’occasione stava lavorando in diretta ad un’opera che sarebbe poi stata venduta all’asta per i piccoli pazienti vittime dell’attentato di Nizza in cura all’ospedale Lanval, con la figlia che giocava aggrappata alle sue gambe. Oggi, come allora, sono colpita dalla sua gestualità, la sua mano sembra danzare sulla tela. Sono affascinata dalla sua ricerca continua di sperimentazione, dal tratto fermo e deciso, dalle sue creazioni che sono pura poesia. Entro e mi spiega che, per questo nuovo progetto, sta utilizzando la punta d’argento, tecnica antichissima usata da Leonardo a Durer, che permette un’estrema precisione e richiede un approccio meticoloso e dettagliato. Dietro al grande artista, si cela l’estrema sensibilità ed integrità morale di un grande uomo. Resterei per ore ad ascoltarlo …

Come nasce la tua passione? Quale molla è scattata per decidere di farne un lavoro? 

Ho cominciato a parlare molto tardi, a tal punto che i miei genitori erano preoccupati. Ero un bambino introverso, non amavo uscire, vivevo abbastanza isolato, ma avevo un grande bisogno di esprimermi e questo potevo farlo attraverso la pittura. Ben presto, a scuola, i professori cominciano a farmi capire che ho un dono e qui incomincia una fase di rifiuto. La mia estrema sensibilità non voleva farmi sentire diverso, desideravo essere come gli altri bambini e non una scimmietta ammaestrata da esibire. Poi, crescendo, comincio a prendere coscienza della mia dote. Non so nemmeno io spiegarmi come la mia passione sia diventata un mestiere. La mia scelta di vivere d’arte non è, all’epoca, sempre condivisa in famiglia. Il mondo dell’arte fa paura ed i miei genitori avrebbero preferito una professione più stabile. Dopo aver frequentato l’Accademia delle belle arti, mi specializzo nel restauro, forse perché, inconsciamente, pensavo fosse l’ambito artistico con un guadagno più sicuro, ma i miei stessi maestri mi spingono fuori dal settore, mi esortano a cercare e a percorrere altre strade. Credo che il coraggio e la determinazione siano le mie discriminanti. 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

La mia carriera è costellata da tanti percorsi ed incontri. Per anni ho lavorato all’estero, ho decorato palazzi di principi arabi in Arabia saudita ed in Francia. Questo lavoro su commissione mi ha permesso una certa indipendenza economica, ma non era il mio sogno. Ad un certo punto decido di smettere e di creare progetti veri e propri. Non ho mai bussato a nessuna porta, non ho avuto corsie preferenziali, ma il caso ha voluto che incontri fortuiti con critici rinomati mi portassero in poco tempo a partecipare a mostre importanti. Il critico d’arte Alberto Agazzani vede per caso una mia personale a Palazzo Valentini a Roma e comincia con lui un sodalizio importante nel campo della figurazione ed entro in contatto con artisti conosciuti. Compio un salto di qualità con Gianluca Marziani, direttore del museo di Arti visive di Spoleto, che mi seleziona per Ego te absolvo. 

Quanto tempo ci metti a dipingere un tuo quadro? Tra le varie tecniche usate, quali prediligi?

Lungo è il lavoro di preparazione, la scelta e lo studio del soggetto che ho deciso di ritrarre. Mi deve colpire la storia, i miei non sono ritratti ma, come sono stati definiti, antiritratti. Non amo essere categorizzato. All’inizio della mia carriera, venivo catalogato come iperrealista, ma credo che il mio modo trasversale di operare mi renda libero a seconda della situazione che voglio raccontare. Non amo le didascalie, i titoli per i miei lavori, non mi piace etichettare le mie opere come mostre, preferisco definirle progetti, voglio creare suggestioni ed esperienze. Per quanto riguarda la tecnica dipende dal progetto che ho davanti. Posso lavorare con la penna bic, con la pittura ad olio, la tecnica del legno carbonizzato, con la punta d’argento, amo sperimentare. 

Che cosa cerchi attraverso l’arte?

Le mie opere esprimono l’incertezza, la precarietà dei rapporti umani, quel senso di insicurezza della società di oggi che ti tiene in bilico. Mi ritrovo nei miei personaggi, nei loro sguardi ci sono io, ma non me ne accorgo, riesco a comunicare inconsciamente. L’artista conserva una certa fragilità, trattenendo in sé una parte di noi piccoli. Forse per questo prediligo il mondo dell’infanzia. Attraverso la mia arte lascio parlare gli indifesi, le anime pure che subiscono le violenze, le scelte dei grandi, voglio dare voce alle persone che non ne hanno. I piccoli hanno dalla loro parte l’innocenza. I nostri bambini sono la società del domani, solo attraverso loro possiamo progettare un futuro migliore. Lavoro sempre sui rapporti umani, ho scommesso sull’umanità, augurandomi una società migliore. 

Parlami della tua opera Giovane con la vitiligine. Qual è il rapporto di Mauro Maugliani con la bellezza? 

Nella scelta delle mie opere parto da qualcosa di oggettivo. Per esempio in questo lavoro mi interessava capire se siamo in grado di vedere la bellezza aldilà di tutto. Si tratta della raffigurazione di una donna americana inizialmente conosciuta virtualmente. Mi sono chiesto se, quando una persona viene aggredita da una malattia, in questo caso la vitiligine, il nostro pensiero venga modificato, se cambia il nostro sguardo nei suoi confronti. Mi sono calato nei panni del soggetto che ha sofferto moltissimo a causa di questa patologia invalidante e ho voluto celebrarlo nella sua bellezza nonostante tutto. Nel mondo attuale, in cui anche attraverso l’uso dei social, tutto e’ amplificato, ingigantito, chiunque giudica, invece credo sia necessario   rimanere sempre un passo in dietro, essere elastici, saper accettare.

C’è un progetto a cui sei più affezionato? 

Ogni percorso per me è stato importante, ma forse qualcosa inaspettatamente è più riuscito. Con Etoiles filantes (opere dedicate ai bambini vittime della Shoah) non mi aspettavo un tale successo, forse per la tematica così forte. Ricordo che ancora non avevo il mio laboratorio e lavoravo a casa su questo progetto, utilizzando la tecnica dei ritratti su carbonizzazione, consistente nel togliere, piuttosto che aggiungere, come i modelli che sono stati sottratti alla vita. Mi chiedevo come l’arte potesse esprimere un dolore cosi grande, volevo raccontare la sofferenza, facendo attenzione a non cadere nella retorica. Il mio desiderio era di non trarre conclusioni, di rimanere sempre in bilico, porre delle domande e fare poesia restituendo a quei bambini un po’ della loro infanzia rubata. La mostra è stata presentata a Villa Massena e poi, grazie alla critica d’arte Giorgia Calò, assessore alla cultura della comunità ebraica di Roma che già aveva curato altre mie personali, è approdata al Macro Testaccio come progetto itinerante.

Altre esperienze importanti che mi sono particolarmente care sono quelle del Maam Museo dell’altro e dell’altrove a Roma e del Macro. Il suo curatore Giorgio de Finis mi ha invitato come uno dei primi artisti con Costellazioni metropolitane, ritratti eseguiti con la bic. Al Macro realizzo l’opera in tempo reale, con il pubblico come spettatore. In questo caso si perde un po’ di noi stessi, si fa piu’ attenzione ai movimenti, al gesto pittorico, l’opera ne risente, ma lavorare a contatto con il pubblico è estremamente esaltante.

Opinione comune è che l’arte aiuta a vivere meglio. In che modo la tua arte ti aiuta a vivere meglio ed aiuta lo spettatore? 

Per me l’arte è sogno, evasione totale, una crescita continua e permette di ritagliare una parte di noi ancora da esplorare. Sono convinto che l’arte, quando è vera e lontana da pregiudizi ed interessi socioeconomici, sia ancora in grado di salvare il mondo, ci invita a riflettere, a porsi delle domande. L’arte ci permette di sognare, di poter ammirare la bellezza non solo estetica, ma interiore, la parte più bella di noi. Ti faccio l’esempio delle incisioni rupestri, ancora prima dell’esigenza primaria di cercare il cibo, l’uomo preistorico si metteva davanti a una roccia e scolpiva. In quei segni sulle pareti si possono vedere i sogni, le aspirazioni degli individui. Il sogno è una delle poche cose che ancora ci appartengono e l’arte fa parte di queste, è una forma di decostruzione e, mai come oggi, ne abbiamo bisogno. 

Come nasce l’idea di trasferirti in Francia? 

L’artista deve viaggiare, osservare, vedere, vivere. Il vissuto per un artista è una necessità primaria. Venire qui a Nizza è stata una scelta, avevo bisogno di sperimentare altre realtà e di proiettarmi verso nuovi orizzonti. Non condivido l’approccio che si ha in Italia, dove è complicato vivere d’arte. Per operare in questo settore occorre tranquillità e serenità, io ormai trovavo un ambiente in cui era sempre più difficile lavorare. In Francia l’artista è riconosciuto, protetto, non è un’entità trasparente. Qui esistono leggi che lo salvaguardano, c’è un regime di defiscalizzazione per chi acquista opere d’arte. Io desideravo vivere d’ arte e sentirmi vivo con la mia arte e qui sono in grado di farlo. 

Che cosa consiglieresti ad un artista che volesse vivere d’arte?

Non ho consigli da dispensare, ciascuno ha il proprio percorso. Credo soltanto di poter suggerire di credere fino in fondo ai propri sogni, di essere determinato e convinto. Se il sogno è vero, si riuscirà a realizzarlo, dove e a che livello è poi un’altra storia …

Mauro Maugliani, romano di nascita, nizzardo per amore, si diploma all’Accademia delle belle arti di Roma. Dal 2000 è attivo sulla scena internazionale con molteplici esposizioni, tra le tante ricordiamo:2015 partecipazione al progetto collettivo Close Up, organizzato da Marziani al museo palazzo Collicola arti visive di Spoleto. Nello stesso anno la personale Versus alla galleria Suppan contemporary di Vienna e Ego te absolvo alla pinacoteca di Gaeta.  Nel 2016 la Galerie des Bains Douches di Antibes espone Ordinary People.Nel 2017, personale Etoiles Filantes al museo Massena di Nizza e, a cura di Giorgia Calo’, al Mattatoio (ex Macro Testaccio Roma). Al Cum (Centre Universitaire Mediterraneen) di Nizza, la mostra Polvere di Stelle promossa dal Consolato Italiano per la XVII edizione della settimana della lingua italiana nel mondo.Atelier 4 al Macro Museo Arte Contemporanea di Roma a cura di Giorgio De Finis.2018 Vincitore del concorso per la locandina del settantesimo festival di Jazz di Nizza. 
Dal 7 gennaio 2019 esposizione Recto Verso presso il Centre culturel Prince Jacques di Beausoleil, presentata in anteprima il 24 novembre scorso, in presenza di S.A.S. Principe Alberto II di Monaco.

Paola Zusi De Benedictis
Paola Zusi De Benedictis

Paola Zusi professoressa di lingue a Roma, ha insegnato italiano in Giordania e a Cipro. E’ un’amante dell’arte, dipinge su porcellana e ha partecipato a collettive in Svizzera

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