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  • I disturbi dell’ apprendimento

    I disturbi specifici dell’apprendimento DSA non sono una malattia.

    disturbi apprendimento DSA non sono una malattia

    “Giovanni ha cominciato la scuola con gioia e aspettative positive. Si è sempre sentito un bambino bravo, capace di fare tutto. Gli adulti, e i suoi genitori soprattutto, sono sempre stati contenti e fieri di lui. Cosa sta succedendo? Perché lo chiamano pigro, svogliato, disattento? Lui non si sente affatto così. Sta facendo del suo meglio a cercare di decifrare i segni che vede scritti. Gli costa fatica farlo e impiega tanto tempo, più degli altri compagni, ma lo fa. Ecco, sente male allo stomaco e alla testa. Gli viene da piangere, ma caccia indietro le lacrime. Se imparare a leggere e scrivere è tutto questo, sente che non può farcela.” (AA.VV., “La dislessia raccontata agli insegnanti”).

    Al primo campanello di allarme occorre agire subito per capire la strategia migliore per affrontare il disturbo. Come ci si accorge di un bambino con questo disturbo? Una lettura particolarmente lenta e ricca di errori, una scrittura con molti errori di ortografia, errori di calcolo, ma anche altri segnali come la difficoltà a memorizzare le tabelline per esempio o la difficoltà a imparare una lingua straniera a livello principiante. Un bambino con DSA compie uno sforzo enorme per riuscire a restare al passo dei compagni: si affatica più facilmente, commette frequenti errori, spesso si sente inadeguato rispetto ai compagni di classe. Per questi motivi, è necessario che la diagnosi avvenga in modo rapido e corretto.

    I DSA hanno un carattere evolutivo, ma trovano la loro espressione solo in età scolare. Ciò significa che un bambino che fino ad allora era “normale”, improvvisamente avrà delle difficoltà a cui non è in grado di dare una spiegazione. La famiglia stessa si trova improvvisamente ad avere un figlio con “problemi”. Questo produce sconcerto nei genitori e frustrazione nel bambino, che fino a quel momento si era sentito simile ai suoi pari e all’altezza delle richieste del mondo esterno.

    La causa? L’origine del disturbo sembra essere di tipo neurobiologico: le reti neurali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo non funzionerebbero come dovrebbero, ma al momento sono in atto anche alcuni studi per valutare la componente ereditaria e genetica del disturbo. Una cosa deve essere chiara: i DSA sono disturbi che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo rapido e corretto, ma non sono una malattia.

    La dislessia, ossia il disturbo che interessa la lettura, è solo uno dei DSA più comuni. Si parla di disortografia se il disturbo interessa la scrittura ed è di natura linguistica; di disgrafia se il disturbo è di natura grafomotoria (scrittura poco leggibile); di discalculia se il disturbo interessa il sistema del numero e del calcolo. I DSA non sono causati né da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali.

    Come deve comportarsi un genitore in questi casi? Di fronte al sospetto che un bambino abbia un DSA o meno, è importante che venga fatta al più presto una valutazione diagnostica. Il controllo da fare è una prima visita specialistica per stabilire che il bambino non abbia ritardi conclamati: se il suo QI (quoziente intellettivo) è nella norma, allora significa che ha un problema dell’apprendimento. La diagnosi deve essere fatta da professionisti esperti, mediante test specifici.

    Nel momento in cui è stato riconosciuto un DSA, si mettono in atto delle strategie e si opera con strumenti specifici. L’obiettivo, infatti, è quello di insegnare al bambino tecniche compensative per studiare e apprendere in modo indipendente, aiutandolo così a conoscere meglio sé stesso e i canali di apprendimento che più lo possano favorire. Senza mai perdere di vista il benessere del bambino.

    Ogni bambino con DSA è diverso da un altro ed è per questo motivo che una strategia o una tecnica può aiutare un individuo, ma non un altro. Rivolgersi a un professionista del linguaggio e dell’apprendimento è l’approccio più corretto e fondamentale per affrontare questo tipo di disturbo; non solo da un punto di vista pratico, ma anche da un punto di vista psicologico di sostegno per il bambino e per la sua famiglia.

    Maria Moraru
    Maria Moraru

    Laureata in Psicologia all’Università di Pavia (2009), la mia esperienza professionale è centrata sul bambino e sulle problematiche dell’età evolutiva. Ho avuto modo di lavorare con diversi tipi di handicap (soprattutto legati all’autismo), ma anche effettuare interventi socioeducativi, counseling genitoriale, accompagnamento personalizzato in caso di difficoltà di apprendimento. Nel 2014 mi sono trasferita a Nizza, dove sono nati i miei due bambini (1 anno e 3 anni).
    Iscritta nel Répertoire des professionnels ADELI Alpes-Maritimes.
    e-mail: maria_moraru@libero.it

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