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  • Quando il corpo ci parla: la medicina Psicosomatica

    Quando il corpo ci parla la medicina Psicosomatica

    Tutti abbiamo sperimentato che le emozioni, gli affetti o i dolori hanno effetto sul nostro corpo e possono farci ammalare se tutto ciò si protrae nel tempo. E’ anche vero il contrario: gioia, piacere e creatività hanno un effetto benefico non solo sulla nostra psiche ma anche sul nostro corpo.

    Ricordate il proverbio: “Dove entra il sole non entra il medico”, ovviamente si intende il calore del sole e, soprattutto, il calore delle emozioni positive e della gioia.

    Del resto è proprio vero, se siamo tristi o depressi, anche la nostra postura ne risente, saremo con le spalle curve, senza energia, affaticati e svogliati. Le preoccupazioni ci creano insonnia e ne risentiremo anche fisicamente (eccome) nel corso della giornata successiva.
    Non si scappa, emozioni e corpo sono complementari e connessi in maniera assoluta; spesso per comodità parliamo di corpo o di psiche ma l’uomo è tutt’uno che piaccia o no.
    La medicina “tradizionale” ha contribuito enormemente al benessere degli esseri umani, ma la medicina stessa ad un certo punto ha dovuto fare i conti con qualcosa di più, con un valore aggiunto che è stato chiamato Medicina Psicosomatica, non in antitesi a quella tradizionale ma un approfondimento delle modalità di funzionamento dell’animale sociale che è l’uomo.

    Il fondatore della Medicina Psicosomatica viene considerato il medico e psicoanalista tedesco Georg Groddeck autore, tra i vari suoi libri, de: “La natura guarisce, il medico cura”, pubblicato nel lontano 1913.

    Groddeck, geniale medico aveva studiato il simbolismo psicologico degli organi del corpo e curava con la psicoanalisi e la medicina naturale le malattie “somatiche”, nella sua clinica di Baden-Baden.
    Da allora innumerevoli ricerche e studi hanno dimostrato che emozioni, affetti, dolori psicologici hanno effetto sul corpo e lo fanno ammalare. Del resto tutti noi abbiamo sperimentato questa verità: se stiamo male nell’anima anche il nostro corpo sta male e viceversa. Se parliamo di fenomeni transitori, passeggeri, siamo ancora nel campo della sofferenza che si estende al nostro corpo.
    Potremo avere: gastriti, dolori addominali, cefalea, nausea, vomito, dolori nevralgici, paralisi agli arti, tachicardia, pressione “ballerina”, perdita della voce, mancamenti, insonnia, calo della vista….
    Una varietà di sintomi che preoccupano la persona colpita e che, di solito, lo portano a consultare medici e fare esami alla ricerca della causa di tale sofferenza. Gli esami sono negativi, nessuna evidenza clinica è tale da giustificare lo stare male, ma i dolore persistono e la persona, in aggiunta, si sente anche impotente.
    Troppo spesso gli studi dei medici di base (“generalisti” qui in Francia) sono affollati da persone che hanno a che fare con tali sintomi psicosomatici.
    Si badi bene non sono malattie immaginarie, la sofferenza è reale, ma la ricerca delle cause nel corpo non da alcuna soluzione alla sofferenza stessa.
    Se tale sofferenza “mentale” si protrae nel tempo, per lungo tempo, allora abbiamo a che fare con ciò che si chiama “conversione” ovvero il passaggio sul corpo della sofferenza mentale e la sua cronicizzazione.

    I parametri della medicina tradizionale non servono più, occorre addentrarsi nel campo delle emozioni e dei conflitti psicologici più o meno coscienti al soggetto. E’ come se la nostra mente ci dicesse: “Non mi vuoi ascoltare? Allora il tuo corpo starà male e dovrai fare per forza qualcosa…”
    Propongo sempre questa metafora ai miei pazienti, per cercare di spostare la loro attenzione dal corpo alla mente, alle emozioni, alle frustrazioni, agli affetti che li fanno soffrire.
    Propongo anche di vivere il sintomo fisico non come un nemico da combattere e sconfiggere, (ho una infezione e la combatto con gli antibiotici) ma chiedo loro di provare a capire cosa il corpo sta loro dicendo con il suo linguaggio. Considerare il sintomo un modo del corpo di dirci qualcosa per cercare delle soluzioni originali od accettare verità spiacevoli e, di conseguenza cambiare qualcosa della propria vita. Certo non è facile ed immediato ma tale prospettiva può solo portare benefici a breve e lungo termine, potrebbe consentire di rivedere decisioni e posizioni rispetto a persone e cose della nostra vita, emozionale e relazionale. Oltretutto spesso esprimere ed accettare un’emozione potente come la rabbia o la frustrazione è già di per se “curativo”. La psicologia poi è un’esperienza per cui molto spesso prima delle risposte, occorre porre le giuste domande alla persona per aiutarla a capire di quale sofferenza è portatore più o meno consapevolmente.

    Massimo Felici
    Massimo Felici

    Di formazione Psicologo e Psicoterapeuta ho lavorato per molti anni a Milano sia nel mio studio privato che presso Comunità per adolescenti ed Associazioni Onlus milanesi. Sin dall’inizio della mia professione mi sono interessato alle tecniche corporee come il Training Autogeno ed alla bioenergetica, intese come integrazione alla psicoterapia “tramite la parola”.
    e-mail: massimofelici52@gmail.com

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