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  • 2 aprile, giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo

    Photo : giornale -sentire


    Sono dei bimbi strani. Hanno un altro modo di stare al mondo, estremamente diverso dal nostro. Alcuni bambini parleranno, altri no. Alcuni soffriranno di handicap mentali, altri no. Tutti però hanno la capacità di aprirsi al mondo, dobbiamo solo aiutarli a sentirsi meglio in mezzo a noi.


    Il 2 aprile è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Cogliamo l’occasione per provare a vedere il nostro mondo con i loro occhi.
    Le persone con autismo non fanno la distinzione tra la voce umana e gli altri suoni.
    La singolarità della persona autistica comincia da un modo diverso di vedere, sentire e percepire la realtà. Il cervello del bambino autistico non riesce ad elaborare correttamente le informazioni sensoriali che arrivano dagli occhi, dalle orecchie e dal tatto. Le ricerche hanno evidenziato delle connessioni alterate a livello delle sinapsi neuronali, insieme ad un flusso sanguino ridotto nei lobi temporali superiori.

    Da qui nascono le difficoltà percettive, che possono portare il bambino autistico, per esempio, a confondere un dito alzato con una matita.

    A livello uditivo, la voce umana non viene distinta dagli altri suoni: il bambino non risponde se vien chiamato per nome, ma potrebbe per esempio dirigersi verso la finestra dopo aver sentito l’ambulanza passare.
    Le loro sensazioni si sovrappongono come i mattoni di un muro.
    Il bambino autistico ha una percezione del mondo costruita dalla sovrapposizione di informazioni sensoriali, come se fosse un muro costruito di mattoni, senza però il cemento che li tiene insieme.
    Quando interviene una sensazione inaspettata (per esempio il bisogno di andare in bagno che prende la forma di un fastidio incomprensibile, oppure una porta che sbatte o un campanello che suona), ecco che la costruzione fragile dei “mattoni di sensazioni” crolla all’improvviso. Questo provoca dei pianti inspiegabili, soprattutto nei bambini piccoli, che sapranno trovare sollievo grazie ad una sensazione in grado di calmare il loro tormento interiore: fissare un gioco che gira, dondolarsi da solo oppure mordersi. Alcuni movimenti stereotipati sono tipici dell’autismo, in particolar modo i movimenti rapidi delle braccia, che gli specialisti chiamano “flapping” e che i genitori descrivono come battito di ali. Sono gesti che rassicurano e che danno sollievo.

    I bambini autistici hanno difficoltà nelle interazioni sociali.

    Grazie al legame precoce con i suoi genitori, il bambino viene spinto ad andare oltre le sue sensazioni, a creare un legame tra le sue emozioni interne ed il mondo esterno, per poi arrivare a dare una forma ai propri pensieri, che saranno diversi dai pensieri degli altri. Questi elementi costituiscono la così-detta “teoria della mente”. Intorno ai 3 anni di età, il bambino scopre che le persone che lo circondano hanno pensieri diversi dai suoi; questa diversità lo spinge verso la comunicazione, lo scambio, la socializzazione. Il bambino smette di giocare da solo e cerca di condividere i momenti di gioco con gli altri amici.
    Tutto questo risulta molto difficoltoso per il bambino autistico: è difficile (o addirittura impossibile) comprendere i pensieri e i sentimenti degli altri, attribuire agli altri degli stati mentali per prevedere le loro azioni. Queste incomprensioni lo spingono a vivere in isolamento. Grazie ad interventi intensivi e mirati, messi in atto da diverse figure professionali, si può arrivare a correggere i comportamenti disadattavi e a facilitare l’emergere di competenze (sociali, comunicativo-linguistiche, cognitive) che contribuiscono a favorire l’adattamento della persona autistica all’ambiente in cui vive.

    Quale dovrebbe essere il giusto modo di approcciarsi alle persone autistiche, che sembrano così diverse e così irraggiungibili?

    Ce lo svela Charlotte Moore, in un libro in cui racconta la vita quotidiana dei suoi due figli autistici e del loro fratello minore che non è autistico: “I bambini autistici non necessitano di molte attrezzature speciali. Ciò di cui hanno bisogno è del lavoro di uomini e donne. E’ paradossale che questa condizione così asociale sia meglio combattuta proprio con un costante input da parte di un ampio numero di persone. Nessun uomo è un’isola, benché a molti autistici piacerebbe pensare il contrario. Queste aspiranti isolette devono essere circondate da costruttori di ponti che sappiano quello che fanno” (C. Moore, “George e Sam”).

    Photo dal film : Rain man

    Ricordate il toccante film Rain man, con Tom Cruise ed un eccezionale Dustin Hoffman, fratello autistico. La pellicola narra di due fratelli che si ri-trovano e la nascita di un reciproco forte legame emotivo.

    Maria Moraru
    Maria Moraru

    Laureata in Psicologia all’Università di Pavia (2009), la mia esperienza professionale è centrata sul bambino e sulle problematiche dell’età evolutiva. Ho avuto modo di lavorare con diversi tipi di handicap (soprattutto legati all’autismo), ma anche effettuare interventi socioeducativi, counseling genitoriale, accompagnamento personalizzato in caso di difficoltà di apprendimento. Nel 2014 mi sono trasferita a Nizza, dove sono nati i miei due bambini (1 anno e 3 anni).
    Iscritta nel Répertoire des professionnels ADELI Alpes-Maritimes.
    e-mail: maria_moraru@libero.it

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