Un professionista d’aiuto senza camice

Photo: centro Faro

Chi è il mediatore familiare?

La legge del 14 gennaio 2013 n° 4 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate” riconosce la figura professionale del mediatore familiare, come professione intellettuale non organizzata. Si viene a creare così un contesto di interazioni professionali e nel variegato programma delle professioni riconosciute per far fronte a nuove domande e a nuove sensibilità sociali. Il mediatore costituisce una risposta elettiva a queste domande e una risorsa a disposizione della famiglia e della comunità.
Il mediatore è un professionista qualificato con una formazione specifica che ha frequentato un corso biennale di formazione in mediazione familiare post lauream in discipline giuridiche o in scienze umane (psicologia, pedagogia, sociologia) che agisce nel rispetto di un codice deontologico, per incoraggiare e facilitare la comunicazione interpersonale. A lui fa riferimento per la prima volta la legge 54/2006 dell’affido condiviso (art. 155 sexies) dove viene citato come esperto; si differenzia dallo psicologo, dall’avvocato, dal terapeuta e dagli altri professionisti che si occupano della famiglia, figure tutte con le quali stabilisce un rapporto interdisciplinare.
Prima dell’acquisizione delle competenze il suo codice genetico contempla capacità di rapporti interpersonali, di ascolto e accoglienza, sensibilità, doti comunicative e discrezione. Così il mediatore sfata il vecchio detto “tra moglie e marito non mettere il dito” perché c’è chi lo mette, ma per il bene
della coppia.


“Il mediatore si inserisce in una lite o in un contenzioso non per esprimere un giudizio sui termini della questione o su coloro che ne sono coinvolti, né per imporre una soluzione da lui stesso decisa, ma per stabilire un rapporto fra e con le parti affinché queste pervengano ad una o più soluzioni dalle parti stesse negoziate e in grado di risolvere il contenzioso” (Buzzi, relazione I° convegno internazionale Cagliari, sett. 1997).


E’ un terzo neutrale che attiva le risorse delle parti che sono in conflitto e restituisce ad esse il potere decisionale per raggiungere un accordo, che vede la coppia sempre protagonista, attraverso un processo di negoziazione che dirige. L’accordo raggiunto sarà volontario e pienamente condiviso e rivolto al futuro, tale riorganizzazione essendo progettuale permette una proiezione psicologica più positiva e ricca di speranza.
Studia insieme ad entrambi i genitori le soluzioni più adatte alla specificità della loro situazione familiare restituendo il potere decisionale alle parti in questo senso “un mediatore rinuncia al proprio narcisismo” in un setting di equilibrio.
Le aiuta ancora a ritrovare la fiducia nelle proprie capacità di mantenere la rete di affetti familiari che deve continuare a costituire il riferimento dei figli.
Accoglie la coppia con la sua storia e le sue istanze, aiuta a ordinare i loro desideri, a capire i motivi del contendere e a trasformare le difficoltà in risorse.
Garantisce la più assoluta riservatezza e segreto professionale rispetto alle informazioni acquisite durante lo svolgimento del suo compito nel rispetto di un codice deontologico che accomuna i membri della categoria di appartenenza.
E’ neutrale nel senso che non si deve lasciare coinvolgere e creare alleanze ma essere presente attivamente nella gestione del processo di mediazione (a volte animandosi, calmandosi e calmando le parti). Occorre che mantenga un’istanza di imparzialità attraverso l’utilizzo di determinate tecniche: astenersi dal formulare giudizi, creare dubbi nei partecipanti, riassumere, mantenere l’attenzione alla realtà e al futuro.
Il suo ruolo si pone come ponte tra un prima e un poi del sé.
Fa intravvedere in questo spazio transizionale un’occasione per formulare un giudizio diverso sulla situazione di crisi derivata dalla rottura di relazioni fondamentali

Le sue competenze

  • Dirige e controlla il procedimento (conduce la negoziazione) mentre cede il controllo sui contenuti ai clienti.
  • Non accetta nessuna definizione unilaterale del problema, aiuta a identificare i problemi da affrontare e a ideare soluzioni
  • Ricerca delle alternative per risolvere i problemi
  • Non cela nessun segreto tra le parti e non permette a nessuna parte di nascondere informazioni
  • Si mantiene imparziale.

    Il Mediatore si adopera per creare un clima relazionale favorevole all’instaurarsi e al mantenersi di un canale di comunicazione efficace e stabile fra le parti.
    Contribuisce alla gestione dei conflitti in vista della ricerca autonoma delle parti a trovare soluzioni concrete e condivise su problemi generali della separazione.
    Incentiva e valorizza la bigenitorialità anche dopo la rottura del legame coniugale.
    Evita proiezioni affettive ed emotive con le parti che gli chiedono aiuto che potrebbero fargli perdere il suo ruolo imparziale.

Zaira Galli
Zaira Galli

Laureata in pedagogia con indirizzo psicologico. Esperta in problemi psicoeducativi legati a separazione e divorzio e in sostegno alla genitorialità. Mediatrice familiare qualificata e docente di mediazione familiare. Socio dell’Associazione Italiana Mediatori Familiari A.I.Me.F e Vicepresidente fino al 2008. Attualmente membro della Commissione Accreditamento corsi di formazione in mediazione familiare – CAF e della Commissione esami nazionali per gli aspiranti soci. Supervisore professionale A.I.Me.F. Vice-consigliere regionale della Lombardia.

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