Una madre “sufficientemente buona”

Winnicott al lavoro con un bambino

Winnicott pediatra inglese e psicoanalista freudiano, fu il primo a liberare la madre dalla responsabilità di dover essere perfetta per non arrecare traumi al proprio figlio.

Coniò per questo la definizione di: “madre sufficientemente buona.”

Ne consegue che la mamma dovrebbe essere quindi sana, autentica e vera. Una donna che puo’ avere le sue preoccupazioni, i suoi sensi di colpa, ma che al contempo sia in grado di trasmettere amore, sicurezza, rispondendo ai bisogni del proprio figlio.

Secondo Winnicott i primi mesi di vita rivestono un’importanza fondamentale per lo sviluppo e andranno ad influire sugli anni successivi.
Inizialmente l’infante percepisce la figura materna come un prolungamento rispetto al suo corpo.

Riveste una fondamentale importanza la gestione dei tempi che costituirà una finestra sul mondo per il bambino. Nell’allattamento ad esempio, se la madre é in grado di soddifare le esigenze del neonato, il seno verrà percepito come «buono». Se la mamma dovesse invece imporre degli orari prestabiliti, il neonato non vedrebbe soddisfatti i suoi bisogni, si sentirebbe frustrato, percepirebbe il seno come un seno «cattivo». Questo accade anche quando ad esempio il bambino piange, e nessuno lo consola. Proverebbe un senso di abbandono, inizierebbe ad adattarsi alle esigenze della figura materna, lasciando da parte i suoi bisogni.

Altro caso, é quello in cui la madre prova un vuoto incolmabile che inconsciamente la porta a dare troppo accudimento. Il bambino percepirà un mondo non amico, che non gli permette di scegliere, questo genererà una profonda insicurezza.

Quando la madre non é in grado di soddisfare i bisogni e i desideri del figlio, quest’ultimo si adatterà alle richieste materne, fondando un senso d’identità che si basa sul sottostare alle richieste altrui.
Diventato adulto non riuscirà più a cogliere i propri desideri e i propri bisogni autentici, si sentirà vincolato al giudizio degli altri alla ricerca costante di approvazione.

Il risultato di questo processo getterà le basi per la formazione : di un vero Sè nel caso in cui il bambino veda soddisfatte le sue richieste o la formazione di un falso Sé nel caso in cui il bambino si debba adattare alle richieste esterne. Questa situazione potrebbe suscitare la sua protesta con irrequietezza e disturbi dell’alimentazione.

E’ bene ricordarci che la madre é in primo luogo un essere umano che dovrebbe impegnarsi in un lavoro di conoscenza e accettazione di sé e conoscere le sue dinamiche emozionali.

Accettazione che non significa necessariamente completa approvazione, ma al contrario impegnarsi a migliorare e a controllare alcune caratteristiche.
Questo é importante per acquisire una certa sicurezza, indispensabile per l’educazione dei propri figli. Il costrutto del Sé ha un’importanza fondamentale che influenzerà tutta la vita. Sviluppare un vero Sé significa conoscere i propri bisogni e le proprie esigenze ; sviluppare un falso Sé significa soddisfare i desideri di qulcun’altro.

A livello conscio potremmo non renderci conto di questo, la persona potrebbe porsi degli obiettivi, realizzarli, ma dopo averli raggiunti potrebbe avvertire un senso di vuoto, d’incompiutezza, iniziare a star male, non riuscire piu’ a capire qual’é il senso della propria vita. Accade spesso che i genitori influenzino i figli nel loro percorso. Soprattutto quando non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi. Il figlio diventa lo strumento con il quale realizzare i propri sogni, i propri desideri.

In conclusione non si dovrebbe perdere i vista il fatto che il compito dei genitori é quello di dare un’educazione e sostenere il figlio nelle proprie decisioni lasciandolo libero di sbagliare e in primo luogo di scegliere.

Sarebbe fondamentale inoltre seguire la madre durante tutto il processo, spiegarle che amare non é una questione facile, automatica, puo’ risultare difficile inizialmente amare il proprio figlio, allattarlo, tenerlo in braccio. E’ opportuno fornirle un aiuto per riuscire a sostituire i pensieri negativi con pensieri positivi, cercando di immaginare degli scenari differenti di riuscita e dunque di miglioramento. Ricordandole che è sempre possibile modificare il proprio comportamento, migliorarlo, ripensando agli «errori» come normali inconvenienti durante il percorso.

Monica Sestu
Monica Sestu

Sono laureata in psicologia con indirizzo clinico dinamico-relazionale del ciclo di vita. Una formazione che permette di svolgere la mia attività di psicologa con: bambini, adulti e anziani. Ho un’ esperienza diagnostica maturata nel Servizio di Neuropsichiatria infantile, sui diversi tipi di handicap nel bambino, nella somministrazione dei differenti test psicodiagnostici. Mi occupo del trattamento di disturbi specifici dell’apprendimento, del disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività e del rafforzamento delle abilità in età evolutiva. Utilizzo il gioco come strumento conoscitivo e terapeutico, durante i colloqui rivolti ai bambini manifestanti delle problematiche, inerenti le dinamiche familiari.
Mi sono trasferita in Francia a Nizza da cinque anni. Ho trascorso un periodo in EPHAD prendendomi cura di pazienti affetti da diversi tipi di malattie neurodegenerative. Occupandomi dei colloqui con i familiari, diagnosi (sommnistrazione di MMSE e BEC), prevenzione e gestione dei disturbi comportamentali, animazione del pranzo a fini terapeutici, creazione di diversi atelier cognitivi e dell’atelier di pet therapy con un cucciolo di coniglio.
Svolgo attività di sostegno psicologico: problematiche affettive, ansia, supporto alla genitorialità, etc.
Iscritta nel Répertoire des professionnels ADELI Alpes Maritimes.
monicasestu@live.it

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